martedì 15 agosto 2017

RECENSIONE: Nessuno come noi di Luca Bianchini

Leggero, ma dolce


Non sono molti i libri di autori italiani che mi sono piaciuti… Ma Nessuno come noi di Luca Bianchini  è tra i pochi che hanno ottenuto la mia approvazione.
La storia di Vince (Torino, anno 1987) è semplice e carina, leggera e dolce. 





TITOLO: Nessuno come noi
AUTORE: Luca Bianchini

EDITORE: Mondadori
PAGINE: 250

EAN: 9788804674986


TRAMA:
Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe". In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.



RECENSIONE:

Nessuno come noi
è un romanzo da ombrellone: non molto impegnativo, però piacevole. Una lettura tranquilla, perfetta per un paio di pomeriggi tra sole, acqua e sabbia.


Siamo a Torino nel 1987 e Vincenzo Piscitelli è il classico protagonista un po’ sfigato: secchione, timido, insicuro, premuroso e da sempre innamorato della sua migliore amica, Cate… Che, però, pare non accorgersi dei sentimenti di Vince (come si fa chiamare da tutti), considerandolo semplicemente la spalla su cui piangere nei momenti di disperazione.
Cate è la tipica ragazza che farebbe di tutto per farsi notare dai ragazzi e per essere considerata “alla moda”.
Il suo comportamento nei confronti dell’amico me l’ha resa antipatica dalle prime pagine: in teoria dovrebbero essere migliori amici da anni, ma, in realtà, non si comportano come tali: Cate non si accorge dei sentimenti che Vince prova per lei, ma, anzi, passa le sue giornate a parlargli di tutti i ragazzi per cui si è presa un’infatuazione (che di certo non sono pochi..). Cate tratta Vince come uno zerbino e lui si fa calpestare tranquillamente, senza avere il fegato di esprimere il suo amore.

La bella biondina non gli dimostra neanche un minimo di affetto o di rispetto, pensa solo a fare sciocchezze e a divertirsi, e si ricorda di avere un amico solo quando si rende conto di poterlo perdere per sempre…

"Se, come il viso, si mostrasse il core."
Ariosto, Orlando furioso

Oltre ai due “migliori amici”, completa il trio deiTre cuori in affittoSpagna: ragazza ribelle, ironica, che se ne frega altamente di ciò che gli altri pensano di lei, facendo tutto ciò che passa per la sua folle testa. Spagna è la colla e l’equilibrio tra Cate e Vince, a lei il compito di appianare le divergenze tra i due.


STRAFIGHI IN NERO DAL 1234




Dopo aver visto l'ultimo episodio della seconda stagione di Shadowhunters... Mi sento tragicamente emotiva e nostalgica. Per trovare un po' di sollievo, penso che trascorrerò le prossime ore rileggendo tutti i libri di Cassandra Clare che ho in casa ;)
(Dannazione... Mi manca Città di cenere.. A chi diavolo l'ho prestato?!)

Io e Marta pubblicheremo il 25 agosto un resoconto dettagliato delle scene meglio riuscite della serie tv, e di quelle del libro che, invece, sono state tagliate e che, secondo noi, avrebbero dovuto essere rappresentate.

Vi aspettiamo il 25 per un confronto tra fan scatenate **





Alex




domenica 13 agosto 2017

DAGLI SCAFFALI DEGLI AUTORI... E NON SOLO!


  “The person, be it gentleman or lady, who has not pleasure in a good novel, must be intolerably stupid.”
Jane Austen, Northanger Abbey



Per i consigli letterari di oggi frughiamo nelle librerie di... Cassandra Clare e Holly Black, George Saunders, Veronica Roth.
Cosa ci propongono questi grandi autori? Quali libri hanno amato?

 




CASSANDRA CLARE (autrice di ShadowhuntersMagisterium)HOLLY BLACK (autrice di Spiderwick, Magisterium)

CONSIGLIANO :
Unmade by Sarah Rees Brennan


“We're putting these two together because the hardest thing about writing a series is writing a satisfying ending, and these trilogy closers both do that. They raise the stakes while simultaneously pulling together all the threads that have been left undone in previous books and wrapping them up cleverly but not too neatly. Even magicians have messiness in their lives. In fact, maybe they have more than most.”


Chi si sacrificherà?
Kami è legata a due ragazzi. A uno attraverso un potente legame magico, e all’altro da un indimenticabile amore. Jared manca da mesi (forse è morto?) e Kami deve affidarsi al suo legame con Ash per trovare la forza con cui resistere al male che si sta diffondendo nel suo paese. Con i suoi amici, Kami scopre un segreto che potrebbe essere la chiave per salvare tutto e tutti. Ma con la conoscenza arrivano le responsabilità… e una scelta dolorosa. Una scelta che metterà a rischio non solo la vita di Kami, ma anche quella delle persone che ama di più.





mercoledì 9 agosto 2017

RECENSIONE: Hermanos di Bogani e Pozzoli

Come primo non c'è male...


Primo incontro ravvicinato con un romanzo western. Verdetto? Ottima impressione.



TITOLO: Hermanos
AUTORI: Alessandro Bogano ed Edoardo Pozzoli
EDITORE: Inspired Digital Publishing
ASIN: B01M0VR238
DISPONIBILE IN: Ebook (euro 0,99) 


TRAMA:
America, fine dell’ottocento. Un pistolero eccellente poco riflessivo e molto esuberante, uno stratega infallibile e di poche parole, un ex-soldato americano pavido e pigro ed un medico senza le giuste qualifiche alla ricerca della propria strada, si ritrovano in fuga dall’Arizona verso il Messico.Ricercati con l’accusa di furto di un carico d’oro sia dall’esercito Americano che da quello Messicano e con la certezza della fucilazione in caso di cattura, si vedono costretti a mettersi sulle tracce dei veri responsabili che li hanno volontariamente cacciati in quella spiacevole situazione.Una volta scoperta la reale destinazione dei lingotti e dei veri ladri, il gruppo apparentemente improvvisato avrà ancora il coraggio di cercare vendetta per la falsa accusa e di provare ad impossessarsi dell’oro?




RECENSIONE:

Curioso, simpatico, particolare: Hermanos è senza dubbio una lettura piacevole.

La trama ruota intorno a un elemento che non può mancare in un western: c’è un carico d’oro. E tutti vogliono l’oro.

L'unica regola dei banditi era l'oro prima di tutto, ma la pelle prima dell'oro.

Gli autori sono, però, abili nel mantenere alto il livello di attenzione del lettore: i colpi di scena, i tradimenti, le confessioni e i cambi di alleanze non scarseggiano.


«Ma che brutto figlio di puttana!» Rod scattò in piedi, paonazzo in volto.
«Rod, ma che…? Ti sei ammattito tutto di un colp...»
«Ma che ammattito! Non capisci? Quel bastardo ci ha traditi! Ci voleva tradire fin dall’inizio!

domenica 6 agosto 2017

PAPER LAST WORDS



Avete letto "Cercando Alaska" di John Green? Vi ricordate la grande passione di Miles per le "ultime parole"?
Per chi non sapesse di cosa sto parlando, ora vi spiego tutto :)

Miles ama le citazioni... Ma, soprattutto, ama le ultime parole delle persone: quelle poche parole che precedono la fine della vita di una persona, quelle che sono "le ultimissime", quelle parole dopo le quali non ce ne saranno più. Possono essere frasette appena sussurrate, slogan gridati a squarcia gola, urla di battaglia, dichiarazioni d'amore, banalissime domande di vita quotidiana... Parole diverse attirano l'attenzione di Miles... Però, sono sempre, tutte, le ultime.

Da quest'idea ci siamo ispirate per creare questa rubrica: vi proponiamo delle ultime parole: non pronunciate da persone in carne e ossa, bensì stampate sulla carta.
Come autori e autrici concludono i loro romanzi? Come i personaggi si congedano dal pubblico? Sono ironici, seri, descrittivi, emotivi, romantici, violenti...?

Con questa rubrica vi presenteremo le ultime righe dei romanzi della nostra libreria (tre alla volta, una pubblicazione al mese).

Lasciateci pure commenti e opinioni, e/o consigliateci pure qualche finale di romanzo particolarmente intrigante:)







Ecco le "Paper Last Words" di questa prima pubblicazione. 



  • L’ultimo angelo, di Becca Fitzpatrick

“ Nella nostra stanza accogliente e lontana da occhi
indiscreti, allungai le mani e gli disfai il nodo del farfallino di seta.
«Sei uno schianto con questo smoking» gli sorrisi con approvazione.

«No, angelo.» Si chinò su di me e mi mordicchiò teneramente un orecchio. «Sono uno schianto senza.»"




  • La bambina che salvava i libri,
    di Markus Zusak

“ULTIMA POSTILLA DALLA VOSTRA NARRATRICE:
Sono perseguitata dagli esseri umani.”




  • Teorema Catherine, di John Green 

 “Colin sentì, vivo sulla pelle, il legame con tutti quelli che stavano nella macchina, e con tutti quelli che erano fuori. E si sentì non-unico nel miglior senso possibile.”




Alex


giovedì 3 agosto 2017

RECENSIONE: Seven Dreams di Giovanni Magliulo

Una buona idea... Ma non ben sviluppata.


Seven Dreams è un libro difficile da recensire: ho finito di leggerlo diversi giorni fa… E ancora non sono convinta della sensazione che mi ha lasciato. 


TITOLO: Seven Dreams
AUTORE: Giovanni Magliulo
EDITORE: Panesi Edizioni
DISPONIBILE IN: Kindle (2,99 euro su Amazon)



TRAMA:
Un gladiatore, un operaio del Nevada, il capo di una tribù africana, un orco cannibale, un’esperta di veleni, un rettile in grado di sputare acido e un enigmatico cavaliere sadico vengono strappati alle rispettive realtà e richiamati dal mago Eris nel regno di Duryan. Al gruppo viene affidata la missione di assassinare Wizen, un incantatore sul punto di aprire un varco tra le dimensioni allo scopo di muovere il proprio esercito alla conquista di tutti i mondi. Lo sforzo per il sortilegio appena lanciato uccide Eris, che prima di morire confida ai sette prescelti di aver legato le loro anime con un incantesimo, allo scopo di obbligarli a collaborare: se anche uno solo di loro dovesse morire, allora morirebbero tutti. Con l’unica speranza di tornare alle rispettive realtà riposta nelle mani dello stesso Wizen, ai prescelti non rimane che tentare di sopravvivere tanto ai pericoli provenienti da un mondo sconosciuto quanto alle loro stesse personalità disturbate.





RECENSIONE:
Abbiamo letto questo romanzo in tre (io, Marta e un nostro amico), quindi questa recensione, anche se scritta da me, è un po’ il risultato delle riflessioni di tutti e tre…
Io e mia sorella ammettiamo di non essere esperte (e nemmeno troppo patite) di questo genere di fantasy quasi “classico” (molto più simile a un “Signore degli anelli” che non a uno Urban), mentre il nostro amico conosce meglio il genere e ne è molto più appassionato.
Nonostante a questa analisi abbiano partecipato ben tre teste, tutte e tre condividono una reazione simile a Seven Dreams: delusione. Ci aspettavamo un qualcosa di più… Che non è arrivato.

Vorrei iniziare con una critica mossa dal nostro amico (un elemento che, probabilmente, interesserà di più a chi tra voi ama il mondo fantasy): l’ambientazione approssimativa. Magliulo non offre un panorama preciso e dettagliato dell’universo sconosciuto nel quale si muovono i personaggi. L’autore, forse, avrebbe voluto mostrarci pezzetto per pezzetto quel nuovo mondo, avrebbe voluto farci conoscere quella realtà insieme ai sette protagonisti… Ma, dopo ben 300 pagine, non salta fuori quasi nessun "pezzetto": alla fine del libro ci ritroviamo nella stessa situazione di ignoranza assoluta. I personaggi non scoprono niente, noi non scopriamo niente. È frustrante: non sappiamo nulla della geografia del regno, i personaggi camminano, camminano, e l’unica indicazione che ricevono è “Seguite la Strada Maestra” (verso Oriente)… 

Di tanto in tanto, da lontano, scorgevano la Strada Maestra tra gli alberi.
Era deserta e non incrociarono nessuno. Circa due ore più tardi Gork gridò
in tono accusatorio a Centurio che aveva fame.
«Cerchiamo di percorrere più strada possibile finché il sole è alto», disse il
gladiatore. «Questi alberi fanno passare pochissima luce e noi dobbiamo
sfruttare tutta quella disponibile per evitare di perdere tempo. Quando la
luce si affievolirà, ci accamperemo e cercheremo di procurarci del cibo.»
Trovare acqua potabile non si rivelò un problema. Il rumore dei rigagnoli
che scorrevano nei loro letti li accompagnò con costanza per tutto il tragitto.
Dopo un po' incontrarono un torrentello che la strada maestra superava
grazie a un piccolo ponte. Per non scoprirsi decisero di guadarne le acque
gelide all'ombra degli alberi.
Di tanto in tanto si riposavano per pochi minuti, durante i quali tutti
bevevano e riprendevano fiato.

Mi concentro ora sul tema che più mi interessa di un libro: i personaggi.
O, in questo caso, i "non personaggi" del romanzo.
Il loro debutto comincia anche bene: vengono introdotti con il giusto mistero, il giusto alone di inspiegabile, oscuro, magico. Quando i sette si ritrovano al cospetto di Auriel, di loro non sappiamo pressoché nulla, conosciamo giusto il loro nome e abbiamo una vaga idea della loro origine. Io, personalmente, mi aspettavo di poter ricostruire l’identità dei personaggi poco alla volta, aggiungendo i vari tasselli pagina dopo pagina (insomma, la stessa aspettativa che si aveva sull’ambientazione)… Il problema è che, invece, l’alone di mistero persiste per tutto il racconto, diventando una costante sgradevole: dei personaggi non si viene a sapere niente. Dopo 300 pagine di romanzo è come se fossimo ancora alla prima pagina.
Il gruppo trascorre insieme due settimane di viaggio, eppure non hanno un minimo di rapporto l’uno con l’altro: nessuno parla davvero con nessuno, si limitano a un paio di discorsi ripetitivi e quasi inutili, non ci svelano nulla, né della loro vita né del loro modo di essere. Per tutto il libro restano quasi invariati, freddi nel loro modo di essere, senza creare nessuna vera amicizia, o anche simpatia, o empatia o qualunque cosa. Ecco, il termine corretto per descriverli è “freddi”: sono fissi, morti, congelati.
Solitamente trovo sempre un personaggio che attira la mia attenzione, con il quale creo un legame emotivo nel corso delle pagine… Qui zero. Capisco che l’autore abbia voluto presentare dei personaggi egoisti, marci dentro, privi di uno scopo comune e quindi non interessati a conoscersi… Ma è davvero possibile trascorrere così tanto tempo insieme senza sviluppare un minimo di rapporto? Credo che sarebbe naturale e spontaneo, soprattutto per i quattro umani, instaurare una qualche forma di comprensione reciproca.

«Mentre eri svenuto abbiamo parlato della tua condizione», disse

Centurio. «È meglio che tu non prosegua il viaggio insieme a noi.»
[...] «Vorreste lasciarmi nella prima città senza la certezza che torniate a
prendermi?»
«Non è così, cercheremo di farlo», disse Centurio.
«Ma se questo non fosse possibile, allora sarete costretti a lasciarmi qui.
Magari a malincuore.»

Inoltre, vorrei sottolineare come i sette protagonisti siano difficilmente distinguibili l’uno dall’altro: a eccezione di Butch (che nel suo essere piagnucoloso è oltremodo irritante), tutti gli altri sono identici l’uno all’altro: nonostante provengano da epoche e mondi variegatissimi (e opposti) nessuno di loro ha praticamente alcun tipo di scontro culturale con gli altri. Si adattano tutti tranquillamente a una situazione insensata e improvvisa e tutti si comportano in modo molto simile. Per intenderci meglio: un gladiatore ricco (Centurio) non dovrebbe avere un carattere, delle abitudini, un’ideologia distinta da un cacciatore capotribù di un villaggio africano (Zuma)? Le differenze non si notano.
Per quanto riguarda la mancanza di una "psicologia emotiva", forse è un po' una nostra fissa... Forse io e Marta siamo troppo abituate a personaggi che “si sentono” nel racconto? Qui non abbiamo sentito nulla e nessuno. Ci siamo trovate di fronte a dei personaggi inesistenti, che abbiamo ripudiato. Volontario da parte di Magliulo l’odio nel lettore suscitato dai sette? Eppure… Come può piacere un romanzo se tutti i personaggi vengono solo detestati?

martedì 1 agosto 2017

TREDICI: libro vs serie tv


"The only way to learn the secret... is to press play."


Dopo diverse settimane di suppliche da parte di una mia amica, anch’io ho deciso di guardare una delle serie tv più discusse dell’ultimo periodo: Thirteen reasons why (Tredici).
Poi, come compito per le vacanze estive, il nostro prof di italiano ci ha affidato la lettura del libro di Jay Asher. 


TITOLO: Tredici
AUTORE: Jay Asher 
PAGINE: 229
EDITORE: Mondadori
ISBN-13: 978-8804677147


TRAMA: 

"Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non ti dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori... Ve lo prometto." Quando Clay Jensen ascolta il primo dei nastri che qualcuno ha lasciato per lui davanti alla porta di casa non può credere alle sue orecchie. La voce che gli sta parlando appartiene ad Hannah, la ragazza di cui è innamorato dalla prima liceo, la stessa che si è suicidata soltanto un paio di settimane prima. Clay è sconvolto, da un lato non vorrebbe avere nulla a che fare con quei nastri. Hannah è morta, e i suoi segreti dovrebbero essere sepolti con lei. Ma dall'altro, il desiderio di scoprire quale ruolo ha avuto lui nella vicenda è troppo forte. Per tutta la notte, quindi, guidato dalla voce della ragazza, Clay ripercorre gli episodi che hanno segnato la sua vita e determinato, in un drammatico effetto valanga, la scelta di privarsene. Tredici motivi, tredici storie che coinvolgono Clay e alcuni dei suoi compagni di scuola e che, una volta ascoltati, sconvolgeranno per sempre le loro esistenze. Ora è anche una serie televisiva prodotta da Netflix.



COMMENTO:

Il libro di 13 non mi ha entusiasmata particolarmente.
Si tratta di un romanzo importante e serio per l’argomento trattato, il suicidio, eppure non è uno di quei libri che mi sono rimasti impressi nel cuore.
Non mi piace la struttura adottata dallo scrittore: tra le pagine vi è un continuo alternarsi tra le parole registrate di Hannah Baker, scritte in un carattere, e i pensieri di Clay Jensen, riportati con un carattere differente: è troppo confusionario, le parole di uno e i pensieri dell’altro rischiano di confondersi. Che sia volontario? Io non ho apprezzato molto questa scelta.
Inoltre, nel libro, Clay ascolta tutte e tredici le cassette una di seguito all’altra nell’arco della stessa nottata, quindi non ha il tempo di riflettere, di pensare e di rielaborare a lungo le parole di Hannah. Clay non può nemmeno conoscere o vedere gli effetti che le cassette hanno avuto su tutti coloro che sono coinvolti nel suicidio della ragazza, si limita a immaginare la situazione in modo molto vago e frettoloso. Il protagonista, secondo me, non ha abbastanza tempo per vivere davvero le cassette e rimanerne profondamento segnato e provato. L'opera mi avrebbe colpita di più se l'autore avesse dedicato più spazio ai suoi
pensieri e alle sue riflessioni per lasciarci capire davvero ciò che Clay ha provato nel sentire le parole d'addio della ragazza di cui era innamorato. Purtroppo non è così: non conosciamo le ripercussioni psicologiche ed emotive che presenta il protagonista. Va bene, Clay è scioccato, disperato, si sente in colpa per la morte di Hannah, però… Nei giorni successivi cosa fa? Come si comporta con se stesso? E, soprattutto, con gli altri coinvolti? Nei corridoi della scuola li guarda con odio o li ignora?
Secondo me, lo “sbaglio” dell’autore è stato proprio non mostrare al lettore il mondo di Clay e di tutti i ragazzi coinvolti nel suicidio, considerato che l’obiettivo delle cassette era proprio di “puntare il dito contro qualcuno”, di far sentire colpevoli i soggetti delle registrazioni, farli render conto di ciò che avevano fatto e, magari, di renderli delle persone migliori. Io interpreto così le registrazioni di Hannah… Altrimenti perchè realizzare delle cassette? E invece no, Clay ascolta le cassette, torna a scuola e non incontra nessuno tra tutti coloro che hanno causato la morte di Hannah Baker.
L’autore non dice niente nemmeno dei genitori della ragazza se non “hanno lasciato la città”. Cavolo, loro figlia si è suicidata… Io avrei voluto conoscere anche i lori pensieri, le loro emozioni. Invece, dato che il libro inquadra solo Clay, ciò non è possibile.
Sempre per la stessa ragione, anche il personaggio di Tony rimane troppo avvolto nel mistero e non si capisce bene il motivo per cui Hannah gli abbia affidato il compito di rendere pubblica la seconda scatola di cassette nel caso il giro della prima non fosse terminato.
In sostanza? Bel libro, ma, secondo me, manca qualcosa.


“But you can't get away from yourself. You can't decide not to see yourself anymore. You can't decide to turn off the noise in your head.”



In molti casi la trasposizione su schermo di una storia non rende tanto quanto il libro, in molti casi l’essenza delle pagine scritte viene dispersa. Invece, per quanto riguarda Tredici, io, personalmente, ho preferito la serie tv: è riuscita a prendermi molto di più, a coinvolgermi. Ciò che mi ha colpito di più nella serie è la possibilità di vedere gli effetti deleteri che le cassette hanno su Clay: sul piccolo schermo, il ragazzo impiega due settimane a sentire le registrazioni, e così si può osservare e  capire lo stato di disperazione, di shock e quasi di pazzia in cui il protagonista cade dopo aver ascoltato le parole della ragazza. Hannah voleva far sentire colpevoli gli altri, ferirli e nella serie tv si può vedere un Clay ferito, sofferente. Inoltre, la trasposizione su schermo affronta e approfondisce anche la reazione dei genitori di Hannah, il comportamento dei vari personaggi e il mutare delle loro relazioni. La storia nella serie tv è più “piena”, più ricca e completa. L’attenzione si sposta da Hannah e Clay a tutti gli altri personaggi.
La serie tv è molto più eclatante rispetto al libro, le cause che portano Hannah al suicidio, in alcuni casi, sono più gravi, di maggior spessore, e lo stesso vale per il modo in cui Hannah si suicida (nel libro pillole e nella serie tv si taglia le vene con delle lamette). Lo so, tutto ciò è sicuramente dovuto al fatto che la serie tv deve riuscire a tenere l’attenzione dello spettatore e lasciarlo talmente colpito da invogliarlo a continuare, deve intrigarlo… Ma d’altra parte, volendo trattare un argomento così complesso come il suicidio, trovo giusto voler cercare di segnare il più possibile lo spettatore, per poterlo render cosciente del massimo dramma a cui una situazione simile potrebbe portare.
In sostanza? La serie tv ha quel qualcosa in più che manca al libro.


“I wanted people to trust me, despite anything they'd heard. And more than that, I wanted them to know me. Not the stuff they thought they knew about me. No, the real me. I wanted them to get past the rumors. To see beyond the relationships I once had, or maybe still had but that they didn't agree with.” 

“I’m sorry.” Once again, those were the words. And now, anytime someone says I’m sorry, I’m going to think of her.”  



Marta
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